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L’ALZHEIMER E LA SUA STORIA

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ALZHEIMER

Una delle più comuni forme di demenza è l’Alzheimer che sempre più frequentemente tende a insorgere dopo i 65 anni di età, colpendo molto più spesso le donne.
In questi anni il numero di persone affette da demenza sta sempre più aumentando e potrebbe triplicare nei prossimi 40 anni con costi sociali ed economici elevatissimi.

CAUSE ALZHEIMER

Quali sono i fattori che possono incidere per lo sviluppo di questa malattia? Le sue cause di questo particolare tipo di demenza sono ancora ignote, anche se sono stati identificati numerosi fattori che aumentano il rischio di sviluppo di questa malattia.Sono stati identificati diversi fattori che aumentano il rischio di sviluppare la patologia:
- storia familiare: avere un familiare che ha sofferto della malattia aumenta il rischio di ammalarsi. Ciò fa pensare che esistano fattori genetici
- traumi cranici: le persone che hanno subito traumi alla testa o colpi di frusta hanno maggiori probabilità di sviluppare la malattia
- malattie vascolari: la malattia di Alzheimer può sovrapporsi o essere favorita dal malfunzionamento dei piccoli vasi sanguigni del cervello. Questo a sua volta è favorito da fattori di rischio come il fumo, l’obesità, il diabete, la pressione e il colesterolo alti
- sindrome di Down: le persone affette da trisomia del cromosoma 21 hanno un maggior rischio di sviluppare la patologia, probabilmente a causa di una produzione anomala di diverse proteine
- Stili di vita e condizioni che comportano problemi ai vasi sanguigni

SINTOMI ALZHEIMER

Sintomi demenza?
In generale, come ogni demenza, l’Alzheimer, è caratterizzata da un progressivo decadimento delle funzioni cognitive. Tra queste la prima ad essere colpita e danneggiata maggiormente è la MEMORIA.
La progressione della malattia può variare in base alle condizioni del paziente. Infatti, l’Alzheimer tende a presentarsi in forme e tempistiche differenti da un’ individuo all’altro.
Quali sono gli stadi della malattia?
In genere si distinguono tre stadi principali della demenza:
1. Alzheimer lieve: tra i sintomi più comuni si trovano perdita di memoria, sbalzi d’umore, problemi nel linguaggio. Ciò avviene poiché le prime aree del cervello a subire un deterioramento sono quelle che controllano la memoria e il linguaggio
2. Alzheimer moderato: al progredire della malattia possono comparire disorientamento spazio- temporale, problemi alla vista, allucinazioni, comportamenti ossessivi e ripetitivi, disturbi del sonno, incontinenza. In questa fase compare il sintomo che più tipicamente si associa all’Alzheimer: la perdita della memoria a breve termine
3. Alzheimer severo: in questa fase avanzata i sintomi comparsi in precedenza diventano più accentuati. Inoltre, possono aggiungersi sintomi come la difficoltà a deglutire, difficoltà nei movimenti, perdita di peso e di appetito e maggiore sensibilità alle infezioni.
Questo insieme di sintomi fa sì che già dallo stadio moderato dell’Alzheimer, il malato abbia bisogno di un’assistenza professionale e costante, in quanto non è più in grado di badare a se stesso.
Più precisamente, l’Alzheimer è causato dall’atrofizzarsi progressivo di aree del cervello che via via tendono ad estendersi. Questo processo altera le strutture del cervello e le sue capacità di funzionare correttamente. Non è noto cosa inneschi questo meccanismo, tuttavia, una peculiare caratteristica del cervello delle persone affette da Alzheimer è la presenza di una quantità abnorme di amiloide, una proteina, che si condensa in placche e di accumuli fibrosi (definiti aggregati neurofibrillari). Da questo meccanismo nasce il malfunzionamento delle cellule del cervello e la loro progressiva distruzione.
Come si può diagnosticare l’Alzheimer?
La diagnosi di questa malattia è lungo e per niente facile ed il percorso da affrontare per diagnosticarla prevede:
- anamnesi e visita medica attraverso cui il medico valuta i comportamenti del malato.
- esami di laboratorio: esami del sangue e delle urine possono essere utili per escludere altre malattie che potrebbero spiegare la demenza
- esami strumentali: risonanza magnetica e Tac possono fornire utili informazioni sulla struttura del cervello e sulla presenza di cambiamenti che inducono a sospettare la presenza delle malattia.

CURE PER ALZHEIMER

Ad oggi esistono delle cure per l’Alzheimer?
Per adesso non esistono cure adeguate per l’Alzheimer, tuttavia, i trattamenti disponibili consentono di alleviare i sintomi e, in alcuni casi, di rallentare la progressione della patologia.Le cure attive si possono distinguere in due grandi gruppi: farmacologiche e non farmacologiche.
Nel primo gruppo di terapie sono disponibili farmaci che possono alleviare i sintomi. Tra i principali farmaci è possibile trovare:
- gli inibitori dell’acetilcolinesterasi: sono farmaci che, bloccando l’attività dell’enzima acetilcolinesterasi e aiutano a mantenere nel cervello maggiori quantità di acetilcolina (un neurotrasmettitore) importante per il corretto funzionamento della memoria e del pensiero in generale
- la memantina: riduce temporaneamente il deterioramento cognitivo dovuto alla patologia contrastando l’azione del glutammato, un neurotrasmettitore la cui eccessiva attività può danneggiare i neuroni.
- La terapia della malattia di Alzheimer può comprendere anche farmaci antidepressivi, ansiolitici, ipnotici e antipsicotici.
Le terapie non farmacologiche, invece, si concentrano a stimolare la mente del paziente mantenendo attive le sue abilità attraverso attività come la lettura, lo studio di una lingua straniera, la musica o semplicemente coltivando i rapporti sociali può aiutare a ritardare l’insorgenza della demenza.
Per maggiori informazioni potete contattare il nostro centro di azione cognitiva al numero di telefono 320 0374417 e saremo lieti di mettervi in contatto subito con la nostra psicologa di fiducia oppure potete visitare il nostro sito al link Stimolazione Cognitiva


STORIA DELLA DEMENZA

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DEMENZA

La demenza è una malattia cronico degenerativa, caratterizzata dall’avanzamento più o meno rapido dei deficit cognitivi, dei disturbi del comportamento e dei danni funzionali che portano alla perdita dell'autonomia e dell'autosufficienza.
Il maggior fattore di rischio associato a tale patologia è l’età, per questo motivo la demenza è in crescente aumento nella nostra popolazione, e nel 2012 è stata definita da OMS e ADI "una priorità mondiale di salute pubblica".
Solo in Italia, il numero dei pazienti affetti da demenza è stimato intorno al milione (di cui circa 600.000 con demenza di Alzheimer) e circa 3 milioni le persone che sono direttamente o indirettamente coinvolte nell'assistenza. Dunque, si prevede che queste patologie diventeranno, in tempi brevi, uno dei problemi più rilevanti in termini di sanità pubblica.

EPIDEMIOLOGIA DELLA DEMENZA

Questa malattia, come già accennato precedentemente, è in crescente aumento nella popolazione ed è stata definita secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità e di Alzheimer Disease International una priorità mondiale di salute pubblica: "Nel 2010 35,6 milioni di persone risultavano affette da demenza con stima di aumento del doppio nel 2030, del triplo nel 2050, con 7,7 milioni di nuovi casi all'anno (1 ogni 4 secondi) e con una sopravvivenza media, dopo la diagnosi, di 4-8-anni. La stima dei costi è di 604 miliardi di dollari all'anno con incremento progressivo e continua sfida per i sistemi sanitari.
Tutti i Paesi devono includere le demenze nei loro programmi di salute pubblica. A livello internazionale, nazionale regionale e locale sono necessari programmi e coordinamento su più livelli e tra tutte le parti interessate".
Tra la popolazione, a soffrire maggiormente per l’insorgenza della demenza di Alzheimer sono le persone di sesso femminile. Più precisamente queste persone sono 8% nei paesi industrializzati e corrispondono a pazienti ultrasessantacinquenni.
Secondo alcune proiezioni, i casi possibili di demenza potrebbero triplicarsi nei prossimi 30 anni nei paesi occidentali.
Dopo l’analisi generale, diamo uno sguardo al nostro paese. In Italia, infatti, secondo alcune proiezioni demografiche, nel 2051 ci saranno 280 anziani ogni 100 giovani, e di conseguenza aumenteranno anche le malattie croniche legate all'età, e tra le più emergenti troviamo, appunto, le demenze.

TERAPIE PER DEMENZA

Sebbene oggi siano in corso numerosi progetti di ricerca per individuare terapie efficaci per la cura della demenza, gli interventi disponibili non sono ancora risolutivi, in più la maggior parte di essi si concentrano prevalentemente su terapie non farmacologiche.
In generale,infatti, le strategie terapeutiche a disposizione per le demenze sono di diverso tipo, come terapie farmacologiche, psicosociali e di gestione integrata per la continuità assistenziale.
Soprattutto per le patologie cronico-degenerative come le demenze appare necessario definire un insieme di percorsi assistenziali secondo una filosofia di gestione integrata della malattia.
Il "Piano nazionale demenze - Strategie per la promozione ed il miglioramento della qualità e dell'appropriatezza degli interventi assistenziali nel settore delle demenze" approvato con accordo del 30 ottobre 2014 dalla Conferenza Unificata tra il Governo, le Regioni e le Province autonome e pubblicato in G.U.n.9 del 13 gennaio 2015, fornisce indicazioni strategiche per la promozione e il miglioramento degli interventi nel settore, non soltanto con riferimento agli aspetti terapeutici specialistici, ma anche al sostegno e all'accompagnamento del malato e dei familiari lungo tutto il percorso di cura.
Il Piano nazionale focalizza la propria attenzione sulle misure di sanità pubblica che possano promuovere interventi appropriati e adeguati, di contrasto allo stigma sociale, garanzia dei diritti, conoscenza aggiornata, coordinamento delle attività, finalizzati alla corretta gestione integrata della demenza.

Tra gli obiettivi principali del Piano nazionale demenze vi sono:
1. la promozione della prevenzione,
2. la diagnosi tempestiva,
3. la presa in carico del paziente, al fine di ridurre le discriminazioni, favorendo adeguate politiche di intersettorialità.

In più è possibile arrivare ad implementare strategie e interventi per l'appropriatezza delle cure, attraverso un miglioramento della qualità dell'assistenza delle persone con demenza al proprio domicilio, presso le strutture residenziali e semiresidenziali e in tutte le fasi di malattia. Promuovere l'appropriatezza nell'uso dei farmaci, delle tecnologie e degli interventi psico-sociali In aggiunta, è fondamentale puntare all’aumento della consapevolezza e alla riduzione dello stigma per un miglioramento della qualità della vita della persona supportando i pazienti e i loro familiari, fornendo loro corrette informazioni sulla malattia e sui servizi disponibili per facilitare un accesso ad essi quanto più' tempestivamente possibile. Inoltre, per migliorare la qualità di vita bisogna promuovere piena integrazione sociale per le persone con demenze anche attraverso strategie di coinvolgimento personale e familiare.
Questo è possibile grazie a nuove forme di partecipazione, in particolare attraverso il coinvolgimento delle famiglie e delle Associazioni, sviluppando non solo l'empowerment delle persone ma anche quello della comunità.
Per richiedere maggiori informazioni potete contattarci al numero di telefono 0117930904 oppure tramite mail a gaialucia@progettto-assistenza.it


ALZHEIMER E COLORI!

I colori possono incidere nelle nostre vite generando in noi molteplici sensazioni. Per questo motivo è fondamentale vivere immersi dai colori così che possano generare in noi diverse sensazioni positive, come ad esempio tranquillità e serenità.
Anziani e malati, come tutti, hanno bisogno di colore nella loro vita quotidiana al fine di poter affrontare la giornata con maggior energia.


La Terapia della Rimotivazione: che cos’è

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Terapia della Rimotivazione

La terza terapia che prendiamo in analisi oggi è, la terapia di Rimotivazione, che nasce negli Stati Uniti, a metà degli anni ’50. Il suo inventore, Doroty H. Smit, lavorava come volontario all’Ospedale di Philadelphia. Questa terapia è diffusa in molti paesi come in America e nei paesi anglosassoni dove esistono corsi di laurea specifici per lo studio di questa terapia, mentre in Italia è ancora poco conosciuta e poco utilizzata.
La terapia di rimotivazione consiste in un intervento cognitivo-comportamentale che ha l’obiettivo di riattivare l’interesse dell’anziano verso gli stimoli esterni e le reazioni perdute, aumentando in questo modo la socializzazione e l’autostima, sintomi ormai perduti a causa della patologia.
Questo intervento punta a spronare l’anziano a discutere di temi di attualità che, tuttavia, devono risultare vicini alla realtà della persona così da far crescere in lui la sensazione di interesse nel partecipare ad attività educative. Di conseguenza, è importante che l’educatore prima di iniziare la terapia vera e propria con il paziente approfondisca gli aspetti caratteriali, gli interessi e le abitudini dell’anziano.

Obiettivi terapia rimotivazione

Questo tipo di terapia può essere applicata a tutte le persone affette da decadimento cognitivo lieve oppure anche a tutte quelle persone che si trovano in una situazione di solitudine, depressione e/o con altri disturbi psichiatrici.
La terapia può essere svolta individualmente o in gruppi, di 6-8 partecipanti, con sedute settimanali costanti. Come già accennato precedentemente sono importanti i temi d’attualità, ed è per questo motivo che vengono proposti articoli di giornali, articoli scientifici, riviste, brani letterari e poesie. Tutto questo materiale viene scelto con molta attenzione dal responsabile della seduta in base agli interessi dei partecipanti.
Questa terapia si divide principalmente in 5 fasi:
1. Accettazione: ogni partecipante dovrà sentirsi libero di esprimersi senza temere dei giudizi dei compagni. L’atmosfera dovrà risultare rilassata, accogliente e calda al fine di accogliere tutti allo stesso modo e facendoli sentire tutti a proprio agio.
2. Creare il ponte con la realtà: in questo passaggio l’operatore dovrà introdurre l’argomento del giorno scelto in base al bisogno del gruppo.
3. Condividere l’argomento con gli altri: ogni partecipante dovrà condividere le proprio esperienze sul tema in maniera generale e non assolutamente personale.
4. Condividere esperienze: dopo un po’ di tempo la discussione si sposterà dal generale al personale, in questo modo ogni persona avrà il compito di raccontare le proprie esperienze, opinioni e valori. I partecipanti dovranno sentirsi liberi di partecipare, in quanto non esistono risposte giuste o sbagliate.
5. Finale: quando la seduta si sta avviando alla conclusione è il momento in cui ogni partecipante viene ringraziato per il suo contributo e viene richiesto ai partecipanti un nuovo tema al fine di poterlo affrontare nella seduta successiva.
Per conoscere qualcosa in più anche su altre terapie non farmacologiche potete trovare l’articolo Terapie contro la demenza! che contiene molte informazioni sulle terapie applicate agli anziani affetti da demenza.
Se desiderate avere una consulenza gratuita per uno screening cognitivo del vostro caro potete contattarci liberamente al numero 0117930904 e saremo lieti di aiutarvi a trovare la soluzione giusta per voi e il vostro caro.




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